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Comicon 2011/2 - Cosa NON è stato
Scritto da Riccardo   
Giovedì 05 Maggio 2011 22:18

          Da visitatore, da appassionato e da modesto addetto ai lavori mi preme sottolineare qualche pecca più o meno grave, sicuramente correggibile.

Innanzitutto mi ha lasciato perplesso come è stato interpretato il legame tra musica e fumetto.
Volendo sorvolare sul fatto che già un paio di anni fa questo fu il tema della mostra "Fumetti in TV" a Treviso, che senso ha avuto l’inaugurazione con Giuseppe Palumbo che disegnava sulle musiche di Nicola Forte? In che modo e quale tipo di legame ed interazione tra musica e fumetto si doveva desumere? Praticamente è stato come vedere il classico disegnatore che lavora ascoltando musica, senza che emergesse alcuna particolare interazione tra musica e fumetto.

Se gli organizzatori avessero interpellato qualche autore in più magari avrebbero scoperto che ci sono già stati altri che hanno lavorato a progetti di interazione musica/fumetto in maniera più organica e coerente: nel 2006, per esempio, venne realizzato - tramite una compartecipazione tra l’etichetta musicale RES ed il gruppo di musica sperimentale CHAOS - un dvd basato sull’ albo di Enzo Troiano "Eracle 91"; il dvd conteneva una versione del fumetto musicata in cui immagini ad alta risoluzione tratte dalla storia scorrevano a tempo di musica. 

Sempre restando in tema di idee "riprese", diciamo così, c’è da dire che sempre a Treviso, l’anno scorso, Aldo Di Gennaro aveva già avuto una personale dedicata… Va bene che è un grande, ma credo che ci siano tanti altri autori, giovani e/o inediti, cui dare spazio. Ma non basta… Infatti, la personale di Di Gennaro è stata organizzata male: le opere sono state esposte con indicazioni e didascalie carenti quando non addirittura totalmente mancanti! Insomma, per chi non lo conoscesse già o non ne ricordasse le opere viste magari da bambino, Di Gennaro è risultato l’ennesimo illustre sconosciuto.

Ma la scelta più scellerata – almeno nelle modalità con cui è stata attuata – è stata quella riguardante la dislocazione della mostra stessa.

Il Comicon è la seconda mostra (continuo a chiamarla mostra, anche se ora va di moda la parola festival, che sta ad indicare una kermesse più variegata, "multimediale" verrebbe da dire) a livello nazionale, dopo quella di Lucca. Gli organizzatori di Napoli da un paio di anni hanno avuto l’idea di adottare, importare per così dire, la formula della mostra di Lucca che prevede la "decentralizzazione" delle strutture cioè la disseminazione dei nuclei della mostra nelle varie zone della città (nel nostro caso: la mostra di opere, esposizioni, maggiori eventi e grandi editori sono stati collocati al Castel Sant’Elmo ed il Gamecon con giochi e cosplay alla Mostra d’Oltremare).

A Napoli però più che disseminazione però c’è stata una vera e propria scissione: alla Mostra d’Oltremare c’è stato lo spostamento (oltre a quello del settore giochi) di tutto il settore "commerciale", sarebbe a dire di tutti gli stand delle librerie di settore e fumetterie, mentre al Castello è rimasto il nucleo più propriamente artistico: le varie mostre e le grandi case editrici. Il risultato è stato che buona parte dei visitatori (costituito da ragazzi che visitano la mostra, ma poi vogliono anche comprare fumetti) si è necessariamente riversata alla Mostra d’Oltremare lasciando un po' sguarnito il Castello dove i grandi editori hanno quindi lamentato un notevole calo nelle vendite.

A ben poco è servito prevedere un biglietto unico che consentiva la visita ad entrambi i nuclei del Comicon visto che le due strutture sono oggettivamente troppo distanti tra loro per invogliare ad una visita in giornata di entrambi gli spazi; una dislocazione del genere ha sicuramente più senso in una città più piccola come Lucca, in una città enorme come Napoli lo ha molto meno.A mio avviso, sarebbe bastato distribuire in maniera più omogenea i rivenditori specializzati collocandoli anche vicino agli editori: così facendo,  il visitatore compratore avrebbe effettuato negli stessi spazi i suoi acquisti sia presso gli stand delle fumetterie che presso quelli delle case editrici che spesso aspettano proprio mostre del genere per ricavare fondi da investire in nuovi progetti editoriali 

Insomma: il Comicon può aspirare ad essere, per grandezza e qualità, la prima mostra di fumetti d’Italia - vista anche la magnifica cornice cittadina in cui è inserita – ma gli organizzatori devono avere maggior coraggio nel puntare su autori nuovi e nuovissimi ( e non i soliti noti che oramai girano l’Italia da una decina di anni facendo incetta di premi ) e concedere più spazio a progetti innovativi e razionali che li mettano al riparo dagli scimmiottamenti senza senso delle mostre del resto d’Italia.

Riccardo Bruno

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