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CavaCon 2011: una mostra di... fumetti?
Scritto da Riccardo   
Lunedì 06 Giugno 2011 14:35
Giunta alla sua seconda edizione, il CavaCon sta sicuramente crescendo.
Allestita en plein air in Area Mercatale (su due spianate ampie ma a dire la verità un po' disadorne) il CavaCon è riuscito – forse strizzando l'occhio al suo fratello maggiore di Napoli, il ComiCon - a coordinare quelle che oramai sono le tre anime delle Convention di settore: il Cosplay, i Games ed i Comics.
Variopintissima la schiera dei cosplayer (capeggiati dalla veterana Giorgia Vecchini che si è esibita con le sue striminzitissime mises, tra cui una Elektra da cardiopalma), affollate e rumorose le gare della PESLegue e di tutto rispetto le figure degli autori intervenuti: la gentilissima Arantza Sestayo, Luca Maresca, Giuseppe Ricciardi, i nostri Danilo Antonucci e Giacomo Porcelli; non è purtroppo intervenuto per problemi logistici Marvel Marko Djurdjevic.
Momenti di puro divertimento fracassone e di coinvolgimento del pubblico più giovane ci sono stati domenica con i doppiatori della serie One Piece Emanuela Pacotto, Patrizio Prata, Lorenzo Scattorin, tutti e tre molto simpatici, disponibili e animati da vero spirito goliardico..

Ma...
C'è sempre un ma nella vita...
Volendo sorvolare sulle inevitabili deficienze logistiche dovute all'esperienza in via di consolidamento (apertura ritardata il primo giorno, ingenuità nella distribuzione degli spazi e degli stand), il problema resta un altro.
Nonostante l'innegabile buona volontà degli organizzatori, il CavaCon ha relegato i fumetti in una posizione nei fatti marginale.
Grandi editori non se ne sono visti: c'era la Panini (con la Sestayo), la Wombat (con Danilo Antonucci e Giacomo Porcelli) e la Mondadori (con la coppia Dimitri-Barbieri), e nessun altro. E fin qui, si potrebbe anche capire: è una mostra giovane dalla risonanza tutto sommato limitata e proprio a causa di ciò le grandi case editrici la snobbano. Aggiungiamoci pure il grave errore degli organizzatori che hanno scelto le date della mostra con una disattenzione scellerata visto che si è svolta in contemporanea con l'altra di Godega, tra quelle di più lungo corso del settore e sicuramente più appetibile, in termini di pubblico.
Ma ciò che mi ha lasciato molto perplesso è che al CavaCon non ho trovato neanche piccole case editrici o realtà di fumetto indipendente che pure esistono; e questo è una cosa abbastanza grave.
La piccola casa editrice ha bisogno - soprattutto i primi anni - di essere molto visibile e quindi cerca di andare a più convention possibili, soprattutto a quelle più piccole dove la spesa da sostenere per uno stand è più limitata; ma se neanche case editrici di minore risonanza (ma minore nel senso della potenza finanziaria non certo della creatività e validità) non si sono sentite allettate nel partecipare al CavaCon, evidentemente c'è qualcosa che non va.

Tra le cose che – a mio giudizio – non sono andate ce ne sono altre: la presenza straripante dei cosplayer; ci sono stati momenti – soprattutto la domenica pomeriggio – in cui i cosplayer erano l'80 per cento almeno del pubblico della mostra. E si sa i cosplayer come sono, bene o male: grandi appassionati di film od anime difficilmente si lasciano attrarre da un prodotto come il fumetto (se lo fanno, magari, è dal manga da cui è tratto il loro anime preferito) e quindi comprano poco e, quando vanno da un disegnatore, si fanno fare un disegnino e se ne vanno ; spesso le loro richieste sono incongrue: più di una volta ho visto ragazzini chiedere a Danilo Antonucci di disegnare loro personaggi di manga preferiti!!!
Quindi, se ci sono pochi appassionati di fumetti, ancor meno compratori, è logico che gli editori, grandi e piccoli, stiano lontani.
L'invitare il trio di doppiatori prima menzionato, invitare la band Versailles Philarmonic Quintet (cui sembra sia stato versato un compenso esorbitante: si parla di cifre a quattro zeri) lascia intuire che dalla parte dell'organizzazione si sia scelto di puntare quasi esclusivamente su un pubblico di adolescenti appassionati di un certo tipo di musica e di un certo tipo di cartoni animati facendo risultare quindi il CavaCon poco "attraente" nei confronti delle case editrici di fumetto grandi e piccole che vogliono certo farsi vedere ma anche vendere... E che speranza ci sarebbe stata di vendere ad un pubblico per lo più costituito da 15/18enni attirati  dai gadget, dai videogiochi e da ammennicoli vari? Praticamente zero.

Un'altra piccola osservazione.
Tra i vari stand c'era anche quello una società (di cui non farò il nome, per correttezza) che si occupava di simulazioni, di giochi di guerra e di simili allestimenti: mimetiche, sacchi da trincea, riproduzioni di armi di assalto... Ma... che c'entra la guerra – anche se per finta – con un evento che ha tra i suoi fini sicuramente lo stare insieme e la condivisione di divertimento e cultura? Nulla, a mio parere.

Gli organizzatori del CavaCon, in definitiva, dovranno decidere cosa vuole essere questa convention: se vorrà essere ANCHE una mostra di fumetti non basterà invitare tre o quattro grossi nomi – che poi verranno praticamente snobbati dalla maggior parte dei visitatori – ma dovranno fare in modo di attirare sia un ampia tipologia di nomi del settore, sia un pubblico più vario.
Altrimenti faranno bene e saranno più coerenti nel trasformarlo in un grande evento legato ai cartoni animati giapponesi ed alla musica.

Riccardo Bruno

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